3 soluzioni per fare economia circolare con l’abbigliamento

da | 16 Luglio 2020 | Moda sostenibile

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Oggi vi vorrei parlare di 3 realtà diverse tra di loro ma che condividono lo stesso obiettivo: l’economia circolare che riguarda l’abbigliamento.

ARMADIO VERDE

Armadio Verde nasce nel 2015 in Italia come start up ma ora ha ricevuto dei finanziamenti importanti e sta aprendo anche all’estero. Per gli amici francesi, c’è anche in Francia! Come funziona? Si inviano i vestiti che non si usano più, ed è semplicissimo perché è completamente gratuito. Si seleziona il giorno preferito per il ritiro, si preparano i capi in una scatola e si stampa l’etichetta che vi verrà inviata. Un corriere passerà da voi per ritirare il vostro cartone. I vostri capi verranno esaminati, e in base allo stato in cui si trovano riceverete delle stelline. Con queste stelline potrete a vostra volta comprare dal sito dei capi di seconda mano, aggiungendo pochi euro.

Nel momento in cui scrivo ho appena deciso di usufruire di questo progetto e la settimana prossima invierò un gran numero di vestitini di Amedeo. Armadio Verde è nato infatti proprio per i bambini, che utilizzano i vestiti per pochissimo tempo e quindi questi sono ancora nuovi. Poi ha velocemente incluso anche la donna e l’uomo. Ma che succede ai vestiti che non possono essere rivenduti perché magari troppo usurati? Vengono donati a Humana. Se state già pensando di svuotare tutti i vostri armadi vi fermo, ogni invio accetta un solo scatolone, che non può essere enorme. La somma di larghezza, altezza e profondità non può superare i 130 cm. Questo perché il personale deve avere il tempo di esaminare i vostri capi, in ogni caso potrete programmare un altro invio.

Armadio Verde sostiene anche dei progetti di beneficenza che potete scoprire qui.

ATELIER RIFORMA

Questo è invece un progetto più giovane e che spero riesca a crescere rapidamente, che unisce l’economia circolare alla creatività sartoriale. Atelier Riforma raccoglie abiti usati da chi vuole disfarsene e li affida ad una rete di realtà sartoriali che li trasforma e dà loro nuovo valore. Questo processo si chiama upcycling. Una volta trasformati, i capi vengono venduti per avere una seconda vita. Trasformando gli abiti creano lavoro e inclusione: il loro obiettivo è unire tutte le realtà sartoriali che vogliono impegnarsi nella tutela dell’ambiente e che vogliono anche costruire una società più equa.

In un anno hanno raccolto oltre 1500 capi e creato una rete di nuove realtà, tra designer, sarte, brand sostenibili e sartorie sociali in cui lavorano persone provenienti da condizioni di fragilità. Collaborano con scuole di moda affinché gli studenti si avvicinino alla moda sostenibile e imparino l’upcycling. Collaborano inoltre con due associazioni non profit donando loro gli indumenti che possono essere utili alle persone in difficoltà economico-sociale.

Per continuare ad esistere e a crescere hanno bisogno di un aiuto economico, e per questo hanno lanciato una campagna di crowdfunding che trovate a questo link. Il loro obiettivo è raggiungere 8 mila euro, e spero ce la facciano!

ABITIETICI

Ovvero Monica, che ha deciso di organizzare degli Swap Party sul suo profilo Instagram! Che cosa è uno swap party? è un evento dove tutti portano i loro oggetti usati e li scambiano (swap = scambio in inglese). Monica ha avuto l’idea di organizzarli sul suo profilo IG, si può partecipare con un massimo di 3 capi, a cui farete una foto che manderete a Monica con le info relative (taglia etc). Lei giudicherà i vostri capi da 1 a 3 stelline, a seconda del loro stato. Il giorno prima del party vi comunicherà il totale delle vostre stelline e vi invierà il catalogo di tutti i vestiti raccolti. Il giorno del party dovrete scrivere a Monica quale capo vi interessa e lei vi darà il contatto della persona che lo ha donato, a questo punto vi organizzerete voi per la spedizione. Il tutto è gratis e immagino che Monica si faccia, come si dice qui a Parigi, un bello sbatti per organizzare tutto questo.

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