Jeans: l’impatto ambientale, i modelli a seconda del fisico e i marchi sostenibili ed etici.

da | 12 Aprile 2021 | Moda sostenibile

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Questo è il periodo dell’anno dove praticamente uso solo i jeans: troppo caldo per i collant e troppo freddo per le gambe nude, i pantaloni di lana sono troppo invernali e quindi la scelta ricade sempre su di loro. Non sono la sola, i jeans sono tra gli indumenti più comprati e indossati al mondo e tutti noi ne abbiamo (o abbiamo avuto) almeno un paio nel nostro armadio.

I jeans passano per un capo semplice, ma tutte noi sappiamo quanto è difficile trovare QUEL paio che ci sta bene e allo stesso tempo è comodo. Le tendenze non aiutano, e neanche il numero spropositato di modelli che viene prodotto ogni anno.

L’IMPATTO DEL DENIM

La produzione dei jeans è tra le più inquinanti che esistano, per produrre il denim viene usato il 35% della produzione mondiale di cotone. Siccome il cotone non cresce naturalmente ai ritmi che la produzione mondiale tessile impone, vengono usati pesticidi e fertilizzanti in maniera non regolamentata, oltre alle enormi quantità di acqua.

Poi arriva il problema della tintura, a questo proposito vorrei citarvi il documentario River Blue di Mark Angelo. Il film ci mostra lo stato dei corsi d’acqua in prossimità degli stabilimenti tessili in Cina, Bangladesh e India, dove la stragrande maggioranza dei jeans che troviamo sul mercato viene prodotta. Il fiume Buriganga in Bangladesh è il secondo più inquinato al mondo ed è stato decretato morto, la vita non è più possibile nelle sue acque. Questo perché le tinture utilizzate per colorare i tessuti e il denim sono contaminate con metalli pesanti come cadmio, cromo, mercurio, piombo e rame e vengono continuamente riversate nei corsi d’acqua. Anche il fiume Gange, sacro per gli induisti e meta di pellegrinaggi, è seriamente in pericolo.

Per ultimo i lavoratori, che sono continuamente esposti a questi metalli pesanti e a tecniche molto pericolose come la sabbiatura, che serve a dare un effetto usato ai jeans. Tutto questo per una paga da fame.

Se volete approfondire il discorso vi lascio qui lo studio The Widespread Environmental Footprint of Indigo Denim Microfibers from Blue Jeans (è in inglese) e qui il documentario River Blue (lo potete noleggiare o comprare).

COSA POSSIAMO FARE

Per prima cosa possiamo fare shopping nel nostro armadio: tiriamo fuori i nostri jeans, proviamoli e vediamo se abbiamo veramente bisogno di acquistarne un altro paio.

Può darsi che la risposta sia sì, perché abbiamo cambiato taglia ad esempio. Questo mi è capitato in gravidanza e nel post gravidanza. Per quanto riguarda la gravidanza, provate a chiedere ad amiche e colleghe che ci sono già passate perché magari hanno conservato i loro jeans premaman e ve li possono prestare. Per me è andata così, una collega mi ha salvata prestandomi due paia di jeans che le ho restituito una volta nato Amedeo. Mettete da parte la vergogna, se è questo che vi blocca. Trovo sia un bel modo per stringere nuove amicizie che vi torneranno utili anche nella vostra esperienza di madre, nominate un problema o un dubbio e di solito tutte le altre mamme ci sono già passate!

Per il post gravidanza, io ho comprato seconda mano. Se ci fate caso, i jeans sono un capo davvero molto presente nei negozi vintage e second-hand, proprio perché ne produciamo troppi e ne buttiamo altrettanti. Se avete dei negozi vicino dategli una chance.

Se volete comprare dei jeans nuovi, più avanti nell’articolo troverete i marchi che vi consiglio e che producono nel modo più sostenibile ed etico possibile. Ma prima vorrei parlarvi dei modelli, perché i jeans sono il classico capo difficile che vediamo addosso ad un altra donna e vogliamo a tutti i costi per poi accorgerci che su di noi l’effetto non è proprio quello desiderato.

I MODELLI DI JEANS

Per prima cosa partiamo dal colore: le tinte più scure snelliscono mentre quelle più chiare danno volume. Non vi sto dicendo di buttarvi a pesce sui jeans più scuri al mondo, ma di tenerne conto. Più un colore è scuro più trattiene la luce, più un colore è chiaro più la riflette, dando l’illusione del volume. Può essere che a voi serva il volume sulle gambe, perché volete riequilibrare la figura, magari avete un busto e un seno importante.

Poi la composizione: i jeans 100% cotone sono inizialmente molto rigidi. Con l’utilizzo però prenderanno la vostra forma, diventando davvero cuciti su di voi. Difficile trovarne in giro, ma ad esempio i jeans vintage spesso hanno una tela totalmente in cotone. Se avete forme morbide e volete accompagnarle, meglio considerare i modelli con una percentuale di elastane bassa, 1% o 2%, in questa maniera i jeans non si sformeranno ma non vi staranno scomodi.

Infine la vita: la vita alta è adatta a chi ha il punto vita segnato e dei fianchi morbidi: allunga e riproporziona le forme. Questo vale per tutte le taglie, anche se avete la pancetta. Io non sopporto la vita alta perché non ho il punto vita segnato e ho il busto largo, per chi ha il fisico come il mio la vita migliore è quella regular, normale, all’ombelico. La vita bassa invece la dimentichiamo e facciamo finta che gli anni novanta non siano mai accaduti, ok?

Skinny: amiche, date retta a me. Gli skinny lasciateli stare. Questo è il classico esempio di come la moda influisca spaventosamente sugli acquisti delle persone e sulla percezione di cosa è bello e cosa è brutto. Gli skinny jeans sono una seconda pelle, sono super aderenti e finiscono stretti sulla caviglia. Difficile che possano stare bene a tutte. Ok se avete un fisico sottile, fianchi stretti e busto piccino, anche poco seno. Alla Keira Knightley per intenderci. Comunque stanno lentamente passando di moda, finalmente. Gli Slim non sono aderenti come gli skinny ma poco ci manca.

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Stai ridendo, ma in realtà non vedi l’ora di tornare a casa e toglierti quei dannati skinny jeans.

Regular o straight: il jeans che sta bene praticamente a tutte. La gamba è meno stretta pur non essendo larga, scende giù dritta e può essere tagliata sopra la caviglia. A mio gusto il modello migliore nella versione tagliata appena sopra la caviglia, riproporziona bene la figura, assottiglia otticamente la caviglia e mostra le scarpe.

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Bootcut o a zampa: in assoluto i miei preferiti. Sono felicissima che gli anni ‘70 stiano ritornando (come ciclicamente accade) perché sono un decennio che amo e perché quando una cosa è di moda, volente o nolente, è più facile trovare questi capi in giro. La gamba dei jeans bootcut parte aderente su cosce e sedere e poi si allarga a partire dal ginocchio, la versione a zampa è più scampanata. Possono essere a vita regular, alta e bassa, sceglietela in base ai consigli che vi ho dato prima. Stanno bene praticamente a tutte. Ho dedicato un articolo solo a loro, lo trovate a questo link.

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Cropped Flare: questo è un modello che in Italia chiamiamo a trombetta. Il principio è lo stesso del jeans a zampa solo che è tagliato sopra la caviglia. Lo trovo perfetto in primavera-estate quando la zampa lunga può essere troppo calda e pesante e quando vogliamo mostrare le scarpe. Bellissimi con dei mocassini.

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Wide o a palazzo: la versione jeans dei pantaloni palazzo, altro modello che amo e che è molto donante soprattutto per chi ha fianchi morbidi e vita ben segnata. Hanno il potere di allungare la figura e riproporzionarla. Anche in questo caso trovate maggiori dettagli in questo articolo.

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Boyfriend: questo modello è molto difficile, perché può risultare bello visto in foto e poi per nulla quando lo proviamo. Infatti raccomando di provarlo in un negozio e non acquistarlo online se non avete dimestichezza con il modello. La particolarità del modello boyfriend è il cavallo basso, l’esatto contrario della vita alta: il cavallo basso abbassa, la vita alta allunga. Facile anche da ricordare. In linea di massima questi pantaloni ti staranno bene se sei alta e androgina, pochi fianchi e molta massa magra.

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Mom fit: il modello ripreso dagli anni 80. Ci sono cose buone uscite dagli anni 80, davvero molte. La moda forse non è nella top 10. Vita alta, dritti sulle gambe ma poi si chiudono stretti sulle caviglie. Un palloncino. Un modello davvero difficile, non impossibile ma certamente da provare dal vivo.

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I MARCHI SOSTENIBILI

Visto che il problema dell’impatto ambientale del denim è ben noto, ci sono parecchi marchi che hanno risposto producendo jeans con modalità innovative e sostenibili. Non è mia intenzione fornirvi una lista infinita, perché sapete che non ci credo molto. Ne ho selezionato 4, di cui uno italiano da tenere d’occhio e uno da cui ho comprato. Ho selezionato marchi che producono vari modelli, che hanno un sito user friendly e che sono, a mio gusto personale, belli.

KINGS OF INDIGO

Parto da questo marchio perché ho un paio di loro jeans. Il fondatore si chiama Tony Tonnaer ed ha creato uno dei più conosciuti marchi sostenibili ed etici nel mondo del denim. A questo link puoi trovare i loro 5 pilastri della sostenibilità e i loro obiettivi. Io posso testimoniare sull’estrema qualità del denim e sull’ottima vestibilità. Visto che sono un’azienda conosciuta mi piacerebbe però che migliorassero lato foto, ovvero mostrassero i jeans anche su modelle di diverse taglie.

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Modello bootcut
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Modello wide
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Modello straight o regular

PAR.CO DENIM

Un marchio italiano, bergamasco per la precisione, che produce jeans 100% made in Italy. Ci dicono: “I jeans sono prodotti – tagliati, cuciti e assemblati- da piccoli artigiani e aziende locali, che si trovano entro 35 km dalla sede operativa del brand a Bergamo. Abbiamo scelto con cura chi si occupa di ogni passaggio della nostra filiera produttiva, che già risponde a uno standard di qualità a cui non vogliamo rinunciare: utilizzare cotone biologico o riciclato, filati naturali, lavaggi e trattamenti senza agenti chimici e con il minor impatto ambientale.” Vi invito a continuare a leggere qui i dettagli della loro filiera produttiva. Se prossimamente dovessi avere bisogno di un paio di jeans, acquisterei senza dubbio da loro.

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Regular

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A zampa
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Wide

EVERLANE

Anche questo è un marchio molto conosciuto nell’ambito della sostenibilità. Ho voluto inserirlo perché ha una sezione curvy, nel senso che hanno modificato le proporzioni dei modelli dei jeans in modo che possano essere donanti per ogni forma.

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KUYICHI

Kuyichi è il nome del dio peruviano dell’arcobaleno, i fondatori del marchio nell’ormai lontano 2000 stavano esplorando l’industria peruviana del cotone e si sono accorti di quanto fosse inquinante e di come venissero sfruttati i lavoratori. Da quel viaggio nacque l’idea di questo marchio, e qui potete trovare tutte le informazioni sul loro percorso di sostenibilità.

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Regular
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Bootcut, la zampa è appena accennata
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Wide
Spero che questo lungo viaggio nel mondo dei jeans vi sia piaciuto, se avete altri marchi da segnalare (magari italiani) sono tutta orecchie!

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